Questo documento propone un modello integrato di valutazione dell’afasia, superando una lettura esclusivamente sindromica del disturbo e articolando l’assessment su tre livelli clinici complementari: classificazione, analisi dei meccanismi linguistici e misurazione dell’impatto funzionale.
Fin dall’introduzione (p. 1), viene chiarito che la diagnosi di “afasia di Broca” o “di Wernicke” non esaurisce la complessità clinica: il logopedista è chiamato a rispondere a tre domande fondamentali:
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Quali meccanismi linguistici sono compromessi?
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Quali abilità residue possono sostenere la riabilitazione?
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Quanto il disturbo limita la comunicazione reale e la qualità di vita?
1️⃣ Inquadramento sindromico
Nelle prime sezioni (pp. 2–6) viene delineata la funzione dell’inquadramento sindromico come primo strato valutativo, particolarmente utile in fase iniziale e nei contesti multidisciplinari.
Il documento analizza criticamente le principali batterie utilizzate in ambito italiano e internazionale:
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AAT-IT-3: riferimento centrale per l’inquadramento sindromico in lingua italiana, con forte rigore psicometrico e possibilità di confronto longitudinale (p. 3).
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WAB-R: strumento internazionale utile per classificazione e sintesi numerica della gravità (Aphasia Quotient) (p. 4).
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Esame del Linguaggio II: classico della tradizione clinica italiana, con forte spendibilità operativa (p. 5).
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BAT per pazienti bilingui: indispensabile quando la valutazione coinvolge più lingue, evitando inferenze cliniche parziali basate su test monolingui (p. 6).
Viene sottolineato come la scelta del test dipenda da variabili cliniche e contestuali: gravità, scolarità, tempo disponibile, setting assistenziale, bilinguismo e finalità dell’assessment.
2️⃣ Analisi neurolinguistica e dei meccanismi deficitari
La seconda sezione (pp. 7–8) sposta il focus dal “tipo di afasia” ai meccanismi di elaborazione linguistica compromessi.
Vengono approfondite batterie orientate alla descrizione analitica del deficit:
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BADA: per identificare specifiche difficoltà di accesso lessicale, disturbi fonologici, problemi di transcodifica e alterazioni di specifiche vie di elaborazione (p. 7).
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ENPA: ponte tra neuropsicologia e logopedia, utile per integrare componenti linguistiche e cognitive (p. 7).
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BASALDI: batteria mirata per i disturbi lessicali severi, con 64 stimoli concreti e compiti di denominazione, ripetizione, lettura e comprensione orale (p. 8).
Questa sezione evidenzia come l’analisi neurolinguistica sia essenziale per progettare un trattamento mirato e formulare ipotesi sui livelli di elaborazione compromessi.
3️⃣ Misure funzionali e outcome comunicativi
La terza area (pp. 9–11) affronta la dimensione ecologica e funzionale della comunicazione.
Sono presentati strumenti per misurare l’efficacia comunicativa nella vita quotidiana:
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ASHA FACS: valutazione strutturata della comunicazione funzionale in adulti (p. 9).
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CETI / I-CETI: misura centrata sulla percezione dell’efficacia comunicativa nella vita quotidiana, con validazione italiana (p. 10).
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COAST e Carer COAST: strumenti patient-centred che integrano il punto di vista del paziente e del caregiver (p. 11).
Il documento sottolinea il passaggio dall’assessment dell’impairment alla valutazione della performance comunicativa osservabile e della partecipazione.
4️⃣ Strumenti complementari: pragmatica e qualità di vita
Nella sezione finale (pp. 12–13) vengono introdotte misure che ampliano ulteriormente la prospettiva clinica:
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APACS: per la valutazione delle abilità pragmatiche, della gestione dell’inferenza, del discorso e dell’appropriatezza conversazionale.
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SAQOL-39: scala per la qualità di vita correlata a stroke e afasia, orientata a outcome patient-centred e alla percezione soggettiva dell’impatto del disturbo.
Sintesi clinica
Nell’ultima pagina (p. 14) viene proposta una sintesi operativa su come scegliere i test in base alla domanda clinica:
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Se l’obiettivo è classificare → batterie sindromiche.
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Se l’obiettivo è comprendere il meccanismo → batterie neurolinguistiche.
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Se l’obiettivo è documentare il funzionamento quotidiano → strumenti funzionali.
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Se si vogliono includere esiti percepiti e qualità di vita → scale patient-centred.
La conclusione ribadisce la necessità di un approccio integrato, in cui la valutazione non si limiti a etichettare il disturbo ma ne descriva la struttura, l’impatto e la traduzione concreta nella vita della persona.

