Lettura condivisa: uno strumento semplice, precoce e potente per lo sviluppo del linguaggio

Tra le attività che proponiamo ai genitori per sostenere lo sviluppo comunicativo e linguistico dei bambini piccoli, alcune ricorrono spesso: cantare canzoncine, giocare insieme, parlare durante il cambio, nominare gli oggetti durante il pasto, raccontare ciò che accade nella routine quotidiana.
Sono tutte attività preziose, ma lo studio di Clemens e Kegel, pubblicato sul Journal of Child Language, porta l’attenzione su uno strumento che sembra avere un ruolo particolarmente forte e specifico: la lettura condivisa di libri.
Non si tratta semplicemente di “leggere una storia”.
La lettura condivisa è uno spazio di interazione adulto-bambino in cui il linguaggio dell’adulto, le vocalizzazioni del bambino e i turni conversazionali si intrecciano in modo particolarmente ricco.
Perché questo studio è importante per i logopedisti
Lo studio ha coinvolto 43 bambini tra i 9 e i 18 mesi e i loro genitori. Attraverso il sistema LENA, i ricercatori hanno registrato l’ambiente linguistico naturale dei bambini durante la giornata, confrontando diverse attività quotidiane:
- lettura di libri;
- gioco con giocattoli;
- canzoncine e filastrocche;
- cura personale;
- momento del pasto.
Il risultato principale è molto rilevante per la pratica logopedica: la lettura condivisa ha generato livelli più alti di uso del linguaggio e di interazione rispetto alle altre attività osservate.
In particolare, durante la lettura condivisa sono emersi:
- più parole prodotte dall’adulto;
- più vocalizzazioni da parte del bambino;
- più turni conversazionali tra adulto e bambino.
Questo dato è cruciale: non è solo l’adulto a parlare di più. Anche il bambino partecipa di più.
La lettura condivisa non è solo input linguistico
Per molto tempo, quando si parlava di sviluppo del linguaggio, l’attenzione era spesso concentrata sulla quantità di parole ascoltate dal bambino. Quante parole sente? Quanto parlano i genitori? Quanto è ricco l’ambiente linguistico?
Questo studio conferma l’importanza dell’input, ma va oltre. La lettura condivisa non sembra essere potente solo perché aumenta le parole dell’adulto. È potente perché crea interazione.
Durante la lettura, il bambino guarda, vocalizza, indica, anticipa, reagisce.
Il genitore commenta, aspetta, risponde, riformula, nomina, espande.
Anche quando il bambino è molto piccolo, la lettura crea una cornice prevedibile e condivisa in cui il linguaggio diventa relazione.
Per il logopedista questo è un punto centrale: la lettura condivisa non va pensata come un’attività “scolastica” o preparatoria alla lettura, ma come un contesto precoce di comunicazione, turnazione, attenzione condivisa e costruzione del significato.
Più efficace di altre attività quotidiane?
Lo studio non svaluta il gioco, le routine o le canzoncine.
Al contrario, riconosce che tutte queste attività fanno parte dell’ambiente comunicativo del bambino.
Tuttavia, i dati mostrano che, rispetto alle altre attività osservate, la lettura condivisa produce una combinazione particolarmente favorevole di linguaggio adulto, partecipazione del bambino e scambi conversazionali.
Questo la rende uno strumento con una specificità clinica importante.
Nel parent coaching precoce spesso suggeriamo ai genitori di “parlare di più”, “giocare insieme”, “commentare quello che succede”. Sono indicazioni utili, ma a volte troppo generiche. La lettura condivisa, invece, offre ai genitori una struttura concreta.
Il libro dà un appoggio visivo.
La pagina crea un focus comune.
Le immagini sostengono l’attenzione condivisa.
La sequenza aiuta la prevedibilità.
La ripetizione facilita anticipazione e partecipazione.
Il testo, anche quando minimo, sollecita parole, gesti, suoni e scambi.
Per questo può essere particolarmente utile anche con genitori che fanno fatica a “inventarsi” modalità di gioco linguistico.
Anche prima dei 18 mesi
Un altro elemento molto rilevante è l’età dei bambini coinvolti: 9–18 mesi.
Questo significa che la lettura condivisa non va proposta solo quando il bambino “capisce la storia”, “sta seduto ad ascoltare” o “inizia a parlare”.
Al contrario, può essere introdotta molto presto, anche quando il bambino comunica principalmente attraverso sguardo, gesto, vocalizzi, attenzione, espressioni facciali e movimenti del corpo.
Per il logopedista, questo dato apre uno spazio importante nel lavoro precoce: la lettura condivisa può essere usata già nelle prime fasi dello sviluppo comunicativo, non come richiesta prestazionale, ma come esperienza relazionale e linguistica.
Non serve che il bambino ascolti tutta la storia.
Non serve che resti fermo.
Non serve che denomini le immagini.
Non serve che “risponda correttamente”.
Serve che partecipi.
Può farlo:
- guardando
- toccando
- girando la pagina
- vocalizzando
- indicando
- sorridendo
- protestando
- scegliendo un libro
- tornando su una pagina preferita.
Tutte queste sono porte d’ingresso per il linguaggio.
Implicazioni per la stanza di terapia
In terapia logopedica, la lettura condivisa può diventare molto più di un’attività di chiusura o di transizione. Può essere un vero setting di intervento.
Il libro può essere usato per lavorare su:
- attenzione condivisa;
- turnazione comunicativa;
- imitazione vocale e gestuale;
- ampliamento del lessico;
- comprensione verbale;
- produzione di prime parole;
- gesti comunicativi;
- intenzionalità comunicativa;
- espansione dell’enunciato;
- narrazione precoce;
- regolazione dell’interazione adulto-bambino.
Ma perché sia davvero efficace, il logopedista deve modellare una lettura condivisa interattiva, non una lettura performativa.
Non è l’adulto che “legge bene” al bambino.
È l’adulto che costruisce uno scambio con il bambino attraverso il libro.
In stanza di terapia possiamo mostrare ai genitori come rallentare, aspettare, seguire l’interesse del bambino, commentare invece di interrogare, ripetere, espandere, usare la voce, valorizzare ogni segnale comunicativo.
Implicazioni per il parent coaching precoce
Lo studio rafforza un messaggio molto pratico: la lettura condivisa dovrebbe essere uno degli strumenti centrali del parent coaching precoce.
Non come compito aggiuntivo, non come “esercizio da fare a casa”, ma come routine breve, accessibile e ripetibile.
Il logopedista può aiutare il genitore a capire che leggere con un bambino piccolo non significa necessariamente leggere tutto il testo. Può significare:
- guardare insieme due pagine,
- nominare un’immagine,
- aspettare una reazione,
- imitare un verso,
- ripetere una parola,
- fare una pausa,
- seguire ciò che il bambino indica,
- rileggere sempre lo stesso libro.
La qualità dell’interazione conta più della quantità di pagine lette.
Un libro può durare un minuto ed essere comunque un momento ricchissimo, se dentro quel minuto ci sono sguardi, turni, parole, attese e risposte contingenti.
Dal razionale alla pratica: il webinar “Abitare il libro in logopedia”
Se la lettura condivisa è uno strumento così potente, la domanda clinica diventa: come possiamo integrarla in modo intenzionale nella pratica logopedica e nel parent coaching precoce?
Non basta “leggere un libro” in seduta.
È necessario imparare ad abitare il libro:
- osservarne le possibilità,
- scegliere il materiale più adatto,
- individuare gli obiettivi linguistici,
- comunicativi e relazionali,
- trasformare la lettura in uno spazio di interazione.
Per approfondire questi aspetti, ho creato il webinar “Abitare il libro in logopedia”, pensato per logopedisti che desiderano utilizzare la lettura condivisa e dialogica come strumento clinico nella stanza di terapia e nel lavoro con i genitori.
Durante il webinar lavoreremo su come integrare i libri nella pratica logopedica e nel parent coaching, con attenzione agli obiettivi di intervento, alle strategie da utilizzare e alla scelta dei libri più adatti in base alle competenze che vogliamo sostenere.
Sarà un momento interattivo: gli iscritti sono invitati a portare un proprio libro e lo analizzeremo insieme, andando alla ricerca degli obiettivi possibili e delle strategie per trasformarlo in uno strumento di lavoro terapeutico.
L’obiettivo non è costruire una lista rigida di libri “giusti”, ma imparare a guardare ogni libro con occhi logopedici: cosa posso stimolare con questo albo? Quali parole, gesti, turni, funzioni comunicative, strutture linguistiche o competenze narrative posso sostenere? Come posso guidare il genitore a usarlo nella quotidianità senza trasformarlo in un compito?
Puoi scoprire il webinar e iscriverti qui:
Abitare il libro in logopedia
Una raccomandazione clinica
Alla luce di questi risultati, i logopedisti dovrebbero considerare la lettura condivisa come uno strumento prioritario nell’intervento precoce sul linguaggio.
Non solo per i bambini con ritardo di linguaggio, ma anche nei percorsi di prevenzione, monitoraggio e sostegno alle competenze comunicative emergenti.
In particolare, può essere utile inserirla:
- nella valutazione dell’interazione genitore-bambino;
- nelle sedute di terapia diretta;
- nei programmi di parent coaching;
- nei percorsi per late talkers;
- negli interventi precoci per bambini con fragilità comunicative;
- nella promozione dello sviluppo linguistico nei primi anni di vita.
Il messaggio per i genitori può essere semplice e potente:
“Leggere insieme non serve solo a preparare alla scuola. Serve a costruire linguaggio, relazione e conversazione fin dai primi mesi.”
Conclusione
La lettura condivisa è un’attività piccola, spesso breve, ma con un potenziale enorme.
Lo studio di Clemens e Kegel mostra che, anche nei bambini molto piccoli, leggere insieme stimola più linguaggio adulto, più vocalizzazioni del bambino e più turni conversazionali rispetto ad altre attività quotidiane.
Per noi logopedisti, questo dato è un invito chiaro: portiamo i libri nella stanza di terapia, ma soprattutto aiutiamo i genitori a portarli nella relazione quotidiana con il bambino.
Non per “insegnare a leggere” precocemente.
Non per trasformare la casa in una scuola.
Ma per creare momenti ripetuti, caldi e condivisi in cui il bambino possa ascoltare, partecipare, comunicare e costruire linguaggio insieme all’adulto.
Fonte bibliografica
Clemens LF, Kegel CAT. Unique contribution of shared book reading on adult-child language interaction. J Child Lang. 2021 Mar;48(2):373-386. doi: 10.1017/S0305000920000331. Epub 2020 Jun 11. PMID: 32524924.
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